[ITALIANO di seguito]
I have been asked why I always tell about the misadventures that happen to us and not the good things.
Actually, at the risk of falling into the banal, the journey itself is the greatest adventure.
Riding your bike for days on end, you encounter all kinds of difficulties to face and overcome, often having to invent something on the spot.
When all is said and done, it is precisely those moments that remain most imprinted in the mind and putting yourself on the line is what gets you out of the ‘comfort zone’ and grows on the inside.
Today, breakfast is eaten in the only place open in Contin’s tiny village, the market ‘next door’ to the campsite.
There is a coffee machine and all the food we need, plus we have time to talk to the girl at the till who informs us about the Edinburgh festival.
We stock up on food, as we are going to find nothing, but nothing, today.
Shortly before 9 o’clock we are already in the saddle.
The trail immediately starts off off-road, with lots of up and down.
I don’t feel in the best of shape, tiredness is setting in, but today a thousand thoughts are urging me on.
As the road climbs, the view becomes more and more beautiful. It is something unique.
I have seen quite a few wild places, like Finland or the Balkans, but here there is a different atmosphere.
Although almost all the mountains are used for pasture, water, or electricity production with the thousands of reservoirs seen along the way, everything is left wild and desolate.
A few breaks to eat and drink and we attack the second climb, a very mild one along a river.
It starts with a dirt surface that gets worse as we climb and there are a thousand muddy puddles to overcome, but we are used to it by now. Our feet will dry out on the 24th.
Having gained the summit, under a fine drizzle, the road suddenly becomes a path and hell begins.
It would be doable by bike, although very exposed, but the constant ‘traps’ of mud and stones force us off our bikes again and again.
Obviously, as our speed drops, the voracity of the midges increases.
It takes us over an hour for less than a kilometre of downhill trail, which is hallucinating….
The place, at least, is fabulous. A couple of more rugged, rocky peaks have appeared on the horizon and we are passing under them. A typical ‘black’ river due to organic deposits soon becomes a lake that we can look at with some uncertainty and water up to our knees.
From there on, we manage to breathe a sigh of relief and resume an acceptable speed and leave the unclean beasts behind us.
We arrive at the campsite in Ullapool in time for check-in, exhausted, and realise that it too is swamped, but we console ourselves with an excellent fish’n chips and a couple of beers.
[ITA]
Mi è stato chiesto il perché racconto sempre delle disavventure che ci capitano e non delle cose belle.
In realtà, rischiando di cadere nel banale, il viaggio in sé è l’avventura più grande.
Spostandosi in bici per giorni e giorni si incontra ogni genere di difficoltà da affrontare e superare, spesso dovendosi inventare qualcosa sul momento.
A conti fatti e giochi finiti, sono proprio quei momenti che rimangono più impressi nella mente ed il mettersi in gioco è ciò che ti fa uscire dalla “comfort zone” e crescere interiormente.
Oggi la colazione è consumata nell’unico posto aperto bel piccolissimo paese di Contin, il market “next door” al campeggio.
C’è la macchina del caffè e tutto il cibo che ci serve, inoltre abbiamo tempo per parlare con la ragazza alla cassa che ci informa del festival di Edimburgo.
Facciamo una bella scorta di cibo, dato che oggi non troveremo niente, ma proprio niente.
Poco prima delle 9 siamo già in sella.
La traccia inizia subito in fuoristrada, con molti su e giù.
Non mi sento in formissima, la stanchezza si fa sentire, ma oggi mille pensieri mi spingono ad andare avanti.
Man mano che la strada sale, il panorama diventa sempre più bello. È qualcosa di unico.
Di posti wild ne ho visti un bel po’, tipo la Finlandia o i Balcani, ma qui c’è un’atmosfera diversa.
Nonostante quasi tutte le montagne siano usate per pastorizia, acqua, o produzione di energia elettrica con i mille invasi visti lungo il percorso, tutto è lasciato selvaggio e desolato.
Poche pause per mangiare e bere e si attacca la seconda salita, molto blanda, lungo un fiume.
Inizia con un fondo sterrato che peggiora via via salendo e ci sono mille pozzanghere fangose da superare, ma ormai ci siamo abituati. I piedi si asciugheranno il 24.
Guadagnata la cima, sotto una pioggerella fine, la strada diventa di colpo un sentiero ed inizia l’inferno.
Sarebbe fattibile in bici, anche se molto esposto, ma le continue “trappole” di fango e le pietre ci costringono di continuo a scendere di bici.
Ovviamente, come la nostra velocità cala, aumenta la voracità dei midges.
Ci mettiamo più di un’ora per meno di un chilometro di sentiero in discesa, allucinante…
Il luogo, almeno,è favoloso. Sono spuntate all’orizzonte un paio di vette più aspre, rocciose, e gli stiamo passando sotto. Un tipico fiume “nero” per via dei depositi organici diventa ben presto un lago che riusciamo a guardare con un po’ di incertezza e l’acqua fino alle ginocchia.
Da lì in poi, riusciamo a tirare un respiro di sollievo ed a riprendere una velocità accettabile e lasciarci le bestiaccie immonde alle spalle.
Arriviamo al campeggio di Ullapool in tempo per il check-in, stremati, e ci accorgiamo che anche quello è impestato, ma ci consoliamo con un ottimo fish’n chips ed un paio di birre.