Prima di intraprendere questo viaggio, avevo un’idea totalmente diversa di “confine”, ma mi sono ricreduto.
Ciò che avevo in testa era una linea netta, con mura o recinzioni che circondassero tutto lo stato, protette da torrette laser.
Invece, almeno tra Bosnia e Montenegro c’è una strada sterrata, brutta, ma fattibile anche con macchine tipo la Golf II (qui se ne vedono un sacco, praticamente tutte quelle dismesse nel resto d’Europa) lungo la quale ad un certo punto (sul confine, of course) c’è una sbarra, aperta.
Quindi, non ci sono segreti, basta mettersi in cammino, percorrere la strada e sarete in Montenegro.
Penso che lo stesso valga per gli altri stati, a patto che siano “amici”.
Oggi tappa straordinariamente bella.
Siamo riusciti a partire presto dall’Hotel-tugurio di Kalinovik, dopo una colazione in camera a base di rotolo al cioccolato comprato al market di Nina, la cui densità era vicina a quella di una stella nana.
Ai grammar-nazi che affermeranno che non si capisce se fosse il negozio od il rotolo ad avere tale densità, rispondo “entrambi”:
nel negozio erano stipati tutti i prodotti che si possono trovare in un supermercato in 10 mq, mentre il rotolo ci ha causato un principio di soffocamento, visto che lo abbiamo mangiato “a secco”
Verso l’ora di pranzo giungiamo alla fine della prima salita e successiva discesa.
Ora c’è solo da risalire verso il confine con il Montenegro, ma non prima di rinfrescarsi nell’unico guado trovato in 1000 chilometri.
C’era un’acqua limpidissima e persino una trota, segno della pulizia del torrente, rarità per queste nazioni, dove la plastica si trova ovunque, anche a 1800 metri di quota.
Il caldo torrido e la salita impervia (ne abbiamo spinta una bella parte) non ci hanno fermato, permettendoci di passare il confine e giungere presto al primo paese in terra montenegrina, Pluzine, dove una lauta cena e diverse birre ci attendevano.
La cosa più interessante dei viaggi in bici, oltre al viaggio in sé, sono i contatti con le altre persone. Oggi abbiamo incontrato una ragazza francese della Normandia che fa da sola un road-trip per tutto il Montenegro ed un gruppo di cicloviaggiatori senza una meta precisa, i quali sono al momento diretti in Turchia.
Oggi tappa dura, 99 km per 2200 metri di dislivello.
Domani ci aspetta altrettanto.
[ENG]
Day 9 – How to cross the $balkan_country border illegally
Before embarking on this journey, I had a totally different idea of a ‘border’, but I changed my mind.
What I had in my head was a clear line, with walls or fences surrounding the whole state, protected by laser towers.
Instead, at least between Bosnia and Montenegro there is a dirt road, ugly, but doable even with cars like the Golf II (you see a lot of them here, practically all the disused ones in the rest of Europe) along which at a certain point (on the border, of course) there is a bar, open.
So, there are no secrets, all you have to do is set off, ride up the road and you will be in Montenegro.
I think the same applies to other states, as long as they are ‘friends’.
Today was an extraordinarily beautiful stage.
We managed to leave early from the hotel-tugurium in Kalinovik, after a room breakfast of chocolate roll bought at Nina’s market, whose density was close to that of a dwarf star.
To the grammar-nazis who will claim that it is unclear whether it was the shop or the roll that had such density, I reply ‘both’:
in the shop were crammed all the products you can find in a supermarket in 10 square metres, while the roll caused us to choke, as we ate it ‘dry’
Around lunchtime we reached the end of the first ascent and subsequent descent.
Now it’s just uphill towards the border with Montenegro, but not before cooling off at the only ford found in 1000 kilometres.
There was crystal-clear water and even a trout, a sign of the cleanliness of the stream, a rarity for these countries, where plastic is found everywhere, even at 1800 metres altitude.
The scorching heat and the impassable climb (we pushed quite a bit) did not stop us, allowing us to cross the border and soon reach the first village on Montenegrin soil, Pluzine, where a hearty dinner and several beers awaited us.
The most interesting thing about travelling by bike, apart from the journey itself, is the contact with other people. Today we met a French girl from Normandy, who is doing a road-trip through Montenegro on her own, and a group of cycle travellers without a precise destination, who are currently on their way to Turkey.
Today was a tough stage, 99 km for 2200 metres of altitude difference.
Tomorrow we have just as much to look forward to.