Day 8 – Da bettola a bettola

Oggi siamo stanchi.
Mara si è svegliata con il mal di testa ed il vento contro e le uova fritte nel burro mangiate a colazione non hanno giovato.
Ieri abbiamo dormito in un affittacamere di Nevesinje, pulito, ma molto “sgarrupato”.
Abbiamo ormai capito che in Bosnia sono molto “flessibili”, se una cosa non si può fare, si trova il modo di farla.
Non c’era un posto dove parcheggiare le bici, quindi hanno provato prima ad infilarle nella cucina del ristorante, ma visto che non ci entravano, hanno chiesto le chiavi del magazzino del gommista di fianco e ce le hanno fatte mettere lì.
La menzione speciale va al cameriere “100 mestieri” che ci ha accolto, l’unico che parlava una sorta di inglese. Quando a metà cena è arrivato con l’aspirabriciole a pulire il tavolo, siamo praticamente svenuti entrambi dalle risate!
Stamattina il locale era affollato da lavoratori che facevano colazione ed abbiamo scambiato qualche parola con uno di questi, rivelatosi hiker accanito.
Il posto era colmo di fumo di sigarette che, nonostante il divieto, venivano consumate tranquillamente.
Partiamo svogliatamente dopo il solito saccheggio ad un market, per fortuna oggi abbiamo deciso per una tappa corta (60 km) che si rivela molto scorrevole, attraversando un bellissimo plateau a 1200 metri di quota.
La meta è Kalinovik, dove ci “dovrebbe” essere un hotel con piscina!!
L’idea di passare metà pomeriggio a sguazzo ci attira, ma ovviamente si rivela una chimera: la piscina è completamente vuota ed usata come magazzino!
Il posto, tra l’altro, era bello appena aperto, ma adesso è piuttosto fatiscente e tutto ciò che dovrebbe funzionare non funziona.
Perlomeno, la birra c’è e sembra buona.

[ENG]

Today we are tired.
Mara woke up with a headache and the wind against us, and the eggs fried in butter we ate for breakfast did not help.
Yesterday we slept in a rooming house in Nevesinje, which was clean, but very ‘rough’.
We have now realised that in Bosnia they are very ‘flexible’, if something cannot be done, they find a way to do it.
There was nowhere to park the bikes, so they first tried to put them in the restaurant’s kitchen, but since they didn’t fit, they asked for the keys to the tire store next door and had us put them there.
Special mention must go to the ‘100 jobs’ waiter who greeted us, the only one who spoke a sort of English. When he arrived halfway through dinner with a vacuum cleaner to clean the table, we both practically rolled on the floor laughing!
This morning the place was crowded with workers having breakfast and we exchanged a few words with one of them, who turned out to be an avid hiker.
The place was filled with the smoke of cigarettes which, despite the ban, were quietly consumed.
We set off listlessly after the usual plundering at a market, fortunately today we decided on a short stage (60 km) which turns out to be very smooth, crossing a beautiful plateau at an altitude of 1200 metres.
The destination is Kalinovik, where there ‘should’ be a hotel with a swimming pool!
The idea of spending half the afternoon splashing around attracts us, but of course it turns out to be a chimera: the pool is completely empty and used as a warehouse!
The place, by the way, was nice when it first opened, but now it’s rather dilapidated and everything that should work, doesn’t.
At least, the beer is there and it tastes good.

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