Day 7 – Terzo Girone

Ieri giornata infernale, ma oggi riusciamo a partire dalla camera della signora Diva ad un orario decente, non prima di una frugale colazione preparata direttamente in camera con il fornello a gas, a base di biscotti e un… ehm… ottimo caffè istantaneo.
Era un mix di mezza bustina di Jakob’s “2-in-1” e mezza bustina di un caffè turco rubato nella prima camera dove abbiamo dormito in Slovenia, quindi (½ di 2in1) + (½ di 1)=?
Chi non ha capito, pensi al mattone che pesa 1 kg + ½ mattone. L’ingegnera qui accanto ha risposto così al quesito: “Non è possibile definirlo, in quanto non possiamo affermare con assoluta certezza scientifica che il mattone sia fatto di materiale omogeneo”.
Vabbè… che ci vuoi fare…

Comunque, finalmente il percorso ricomincia a scorrere e per alcuni tratti abbiamo addirittura il vento a favore!
La mattinata passa tranquilla tra incontri con moto-enduristi spagnoli che fanno il nostro stesso itinerario e saliscendi in posti bellissimi, deserti, che a tratti ricordano le Ande.
Arriviamo verso l’ora di pranzo a Mostar (dopo una rapida deviazione per rubare una manciata di ciliegie da un albero), città principale della Erzegovina di chiara prevalenza musulmana (avrò contato 10 minareti), dove ci gustiamo un paio di pezzi di burek e ci soffermiamo per visitare il famoso ponte Stari Most (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Stari_Most) e sistemare la mia gomma posteriore che continua a perdere.
Ripartiamo veloci con giusto il tempo di mangiare un gelato in una stazione di servizio e comprare acqua e qualche schifezza di sussistenza per i 60 chilometri che rimangono.
I viaggi in bici sono perfetti per i golosi, in quanto permettono di mangiare qualsiasi cosa senza avere rimorsi, tipo gelati, biscotti, dolci vari, cioccolata e, prime tra tutte, le mitiche Haribo!
Una bella mulattiera ci fa elevare dal caldo dei 60 metri di quota della città a cui non siamo più abituati, facendoci ammirare dall’alto un bel fiume che sgorga direttamente dalle pendici di una montagna.
Tra passaggi in paesi semi-deserti, in cui ci stupiscono i resti di un minareto distrutto dalla guerra, e attraversamenti di fattorie piene di cani che “abbaiano ma non mordono”, giungiamo verso le 20 ai 1000 metri di quota di Nevesinje, dove una lauta cena e qualche birra ci aspettano per rifocillarci.
Oggi 120 km per 2100 metri di dislivello.

[ENG]

Third circle

Yesterday was a hellish day, but today we manage to leave Mrs Diva’s room at a decent time, not before a frugal breakfast prepared directly in the room with the gas cooker, based on biscuits and a… ehm… excellent instant coffee.
It was a mix of half a packet of Jakob’s ‘2-in-1’ and half a packet of a Turkish coffee stolen from the first room we slept in in Slovenia, so (½ of 2in1) + (½ of 1)=?
Those who did not understand, think of the brick weighing 1 kg + ½ brick. The engineer next to me answered the question this way: ‘It is not possible to define it, as we cannot state with absolute scientific certainty that the brick is made of homogeneous material’.
Whatever… what can you do?

Anyway, the route finally starts to flow again and for a few stretches we even have the wind in our favour!
The morning passes quietly between encounters with Spanish moto-tourists who take the same route as us and ups and downs in beautiful, deserted places that at times are reminiscent of the Andes.
We arrive around lunchtime in Mostar (after a quick diversions to steal a handful of cherries from a tree), the main city of Herzegovina clearly predominantly Muslim (I counted 10 minarets), where we enjoy a couple of pieces of burek and we pause to visit the famous bridge Stari Most (https://en.m.wikipedia.org/wiki/Stari_Most) and fix my rear tyre that continues to leak.
We set off again quickly with just enough time to eat an ice cream at a gas station and buy water and some subsistence crap for the remaining 60 kilometres.
Bike rides are perfect for those with a sweet tooth, as they allow you to eat anything without remorse, such as ice cream, biscuits, various sweets, chocolate and, first of all, the legendary Haribo!
A beautiful mule track lifts us out of the 60-metre of elevation heat of the city to which we are no longer accustomed, allowing us to admire from above a beautiful river flowing directly from a cave in a mountain.
Between passages through semi-deserted villages, where we are amazed by the remains of a minaret destroyed in the war, and crossings of farms full of dogs that “bark but don’t bite”, we arrive around 8 p.m. at the 1000-metre altitude of Nevesinje, where a hearty dinner and a few beers await us to refresh us.
Today, 120 km for 2100 metres of altitude difference.

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