Patendo.
Oggi siamo partiti tardissimo dal bel B&B dove abbiamo pernottato a Knin, sia per colpa della nottata “turbolenta” per via della pizza di ieri sera, sia per colpa del tempo. Ha piovuto tutta la notte e sta ancora piovendo.
Dopo i primi arrancanti 30 chilometri, giungiamo all’Occhio della Terra. Avevo un sacco di aspettative a riguardo, volevo addirittura farci il bagno, ma arrivati sul posto è stata una mezza delusione: troppi turisti e troppo poco wild.
Abbiamo alle calcagna un grosso temporale, ma riusciamo momentaneamente a sfuggirgli.
Attraversiamo una radura adiacente ad un lago e sembra di essere in mezzo al deserto di uno “Spaghetti Western”
Iniziamo a capire a cosa stiamo andando incontro non appena attacchiamo la salita che ci accompagnerà per 25 km fino al confine bosniaco. Da lì serve proseguire fino a Livno per rispettare la tabella di marcia.
Il fondo è molto scassato e la pendenza decisa.
L’ansiometro segna, inoltre, livelli inimmaginabili: minaccia temporali e la zona è un enorme campo minato.
Ci vuole qualche ora per raggiungere la cima ed entrare in Bosnia, ma quello che ci aspetta dopo è ancora peggio!
Abbiamo completato l’album delle figurine delle vette della Bosnia. Un continuo saliscendi che ci ha impegnato per ore.
Mi sentivo come in uno di quei film in cui il protagonista è bloccato nello stesso giorno: io sono bloccato tra quota 1300 e 1200.
Alla fine, quasi alle 22, giungiamo stanchi a Livno, dove per fortuna troviamo subito un albergo aperto.
Ora devo andare, mi è permesso di usare lo smartphone solo nell’ora d’aria.
[ENG]
Day 5 – How to (illegally) cross the border between Croatia and Bosnia (and not get caught)
Suffering.
Today we left very late from the nice B&B where we stayed overnight in Knin, both because of the ‘turbulent’ night because of last night’s pizza and because of the weather. It rained all night and it’s still raining.
After the first trudging 30 kilometres, we arrive at the Eye of the Earth. I had a lot of expectations about it, I even wanted to bathe there, but when we arrived, it was half a disappointment: too many tourists and too little wild.
A big storm is at our heels, but we manage to momentarily escape it.
We cross a clearing adjacent to a lake and it feels like we’re in the middle of the desert in a ‘Spaghetti Western’.
We begin to realise what we are heading for as soon as we attack the climb that will accompany us for 25 km to the Bosnian border. From there it is necessary to continue all the way to Livno in order to keep to the schedule.
The terrain is very rocky and the gradient steep.
The anxiety meter also marks unimaginable levels: it threatens thunderstorms and the area is a huge minefield.
It takes us a few hours to reach the summit and enter Bosnia, but what awaits us next is even worse!
We completed the sticker album of Bosnia’s peaks. A continuous up and down that took us hours.
I felt like in one of those films where the main character is stuck on the same day: I am stuck between altitude 1300 and 1200.
Finally, at almost 10 p.m., we arrive tired in Livno, where fortunately we immediately find an open hotel.
Now I have to go, I am only allowed to use my smartphone in the airtime.